La superficie forestale italiana: un quadro in crescita
Il secondo Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi Forestali di Carbonio (INFC2015) ha restituito un quadro preciso della copertura boschiva italiana: circa 11 milioni di ettari di superficie forestale totale, pari al 36,4% del territorio nazionale. Rispetto alla prima rilevazione (2005), la superficie è aumentata di circa 587.000 ettari, corrispondenti a una crescita del 4,9% in un decennio.
In parallelo, la biomassa forestale è cresciuta del 18,4%, e i boschi italiani assorbono ogni anno circa 290 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente — un dato rilevante nel contesto degli impegni climatici dell'Italia ai sensi dell'Accordo di Parigi.
Rimboschimento artificiale: un contributo limitato ma non trascurabile
Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, il contributo diretto degli impianti di rimboschimento artificiale all'aumento della superficie forestale è stato relativamente contenuto. Le superfici attribuite a specie esotiche e a specie italiane fuori dalle loro regioni di indigenato non superano complessivamente i 400.000 ettari.
Tra le specie più impiegate nei rimboschimenti del dopoguerra figurano il pino nero (Pinus nigra) e il pino laricio (Pinus nigra ssp. laricio), utilizzati su vaste superfici dell'Appennino per il consolidamento dei versanti e il controllo dell'erosione. La douglasia (Pseudotsuga menziesii) è stata impiantata prevalentemente in ambito prealpino e alpino.
Studi recenti dell'Università di Firenze (2025) hanno analizzato le modalità di gestione selvicolturale di questi rimboschimenti, evidenziando come gli interventi di diradamento ottimizzino la produttività legnosa e migliorino le utilità ecosistemiche, inclusa la capacità di sequestrare carbonio e proteggere il suolo dall'erosione idrica.
Il pino nero come pioniere sui versanti appenninici
Nelle aree interne della Calabria, Basilicata e Sicilia, il pino nero ha rappresentato la specie di punta dei rimboschimenti degli anni '50 e '60, realizzati con finanziamenti pubblici nell'ambito dei piani di bonifica montana. Il risultato ha spesso superato le attese iniziali: popolamenti oggi maturi stanno progressivamente cedendo il posto a latifoglie autoctone in un processo di successione naturale che i selvicolturali definiscono «autorinaturalizzazione».
L'espansione spontanea: il fattore determinante
La quota prevalente dell'aumento della copertura forestale italiana è tuttavia da attribuire all'espansione spontanea del bosco su terreni agricoli abbandonati. Il fenomeno è documentato e consolidato da decenni: a partire dagli anni '50 del Novecento, lo spopolamento delle aree rurali montane e collinari ha liberato vaste superfici un tempo coltivate o pascolate, che si sono progressivamente rinaturalizzate.
L'acero montano e il frassino maggiore sulle Alpi, il roverella e la robinia sull'Appennino settentrionale, la macchia mediterranea nel Sud Italia: sono questi i principali agenti dell'espansione spontanea. La robinia (Robinia pseudoacacia), specie esotica nordamericana introdotta nel XVII secolo, rappresenta da sola oltre 233.000 ettari — una presenza che alimenta un dibattito tra naturalisti, selvicolturali e agronomi sulla sua gestione.
Sostegni comunitari alla riforestazione: PAC 2023-2027
Il Piano Strategico della PAC 2023-2027 prevede specifici interventi a sostegno delle attività di rimboschimento. Le Azioni SRA28.6 e SRA28.7 (operative dal gennaio 2025) prevedono premi annuali per il mantenimento degli impianti di imboschimento e per la trasformazione di arboricoltura da legno in bosco naturaliforme permanente, coprendo sia i costi di manutenzione sia le perdite di reddito derivanti dalla sottrazione del suolo alle colture agrarie.
Sfide della riforestazione nel contesto climatico attuale
L'aumento delle temperature medie e la variazione dei regimi pluviometrici stanno modificando le condizioni ecologiche di molte stazioni forestali italiane. In alcune zone dell'Appennino meridionale, la sopravvivenza dei nuovi impianti è ostacolata da siccità estive sempre più prolungate. La scelta delle specie da impiantare deve oggi tenere conto degli scenari climatici previsti per i prossimi decenni, privilegiando specie resistenti alla siccità o provenienze adattate a condizioni più continentali.
«L'aumento principale della copertura forestale italiana è dovuto all'espansione spontanea in campi abbandonati e castagneti in disuso, non agli impianti artificiali.»
Conclusioni
Il rimboschimento in Italia è un fenomeno complesso, alimentato sia da interventi pianificati sia dalla naturale capacità di recupero dei boschi. I dati INFC2015 confermano una tendenza positiva nella copertura forestale, ma pongono anche interrogativi sulla qualità del bosco espanso e sulla sua gestione futura. La sfida per la selvicoltura italiana è accompagnare questi processi con interventi mirati che migliorino la resilienza degli ecosistemi forestali di fronte alle pressioni climatiche.